Hashtag

Come usare al meglio gli hashtag

Un tempo erano appannaggio di Twitter e dei suoi 140 caratteri, poi è arrivato Instagram con la sua galleria di foto, da un po’ anche Facebook ha ceduto al fascino degli hashtag. Ma a cosa servono questi #primadiunaparola?

  • hashtag
  • Pertinenza

    Il rischio è quello di #mettereglihashtag davanti a #ognifrase o #parola per entrare nel più ampio numero possibile di discussioni e “farsi trovare” da più utenti. Meglio evitare # creativi, ma puntare su voci ragionate e pertinenti.

  • twitter
  • Moderazione

    Non esagerare con testi interrotti continuamente da #parole #precedute da #hashtag che sono poco leggibili e fastidiose. Twitter con le sue regole ferree sul numero di caratteri impone la sintesi anche nei cancelletti

  • regole degli hashtag
  • Studia le regole degli hashtag

    Non bisogna certo prendere una laurea in hastagologia, ma certo è utile conoscere le regole di base

Gli hashtag

Complice Twitter gli hasdtag sono entrati nella comunicazione social per identificare, classificare e coordinare i topic di discussione, ampliando, da una parte, il bacino di riferimento anche a chi non è tra gli amici e i seguaci, dall’altra offrendo la possibilità di monitorare le discussioni e i post su un determinato argomento contrassegnato con un #. Su Twitter il cancelletto è lo strumento predefinito per raccogliere le informazioni su un determinato argomento. Procedimento molto simile quello usato su Instagram che usa gli hashtag per raccogliere le foto a seconda dei temi permettendo di organizzare una galleria di immagini coordinata (a patto che non vengano utilizzato senza una logica tematica). Discorso analogo per Facebook, cliccando su un hashtag di Facebook, infatti, è possibile visualizzare non solo i post della propria cerchia di amici o di chi ha scritto un post inerente purché sia pubblico.

Regola numero 1: pertinenza

Il rischio è quello di #mettereglihashtag davanti a #ognifrase o #parola per entrare nel più ampio numero possibile di discussioni e “farsi trovare” da più utenti. Cosa poco utile e altrettanto poco elegante. Meglio puntare su una programmazione ragionata degli hashtag utilizzando quelli più adatti e seguiti in base al tema del post che si sta scrivendo. Meglio optare quindi per pochi # che però facciano la differenza e aiutino gli utenti a trovarci. Quindi meglio evitare # creativi, ma puntare su voci ragionate e pertinenti.

Regola numero 2: moderazione

Non esagerare con testi interrotti continuamente da #parole #precedute da #hashtag che sono poco leggibili e fastidiose. Meglio inserirli alla fine della frase e sceglierne tre o al massimo quattro e valutare se quelli scelti sono realmente utili per il discorso che vogliamo portare avanti. Twitter con le sue regole ferree sul numero di caratteri impone la sintesi anche nei cancelletti, tanto più che recenti ricerche hanno dimostrato che già con tre hashtag si abbassa il livello d’interazione. Instagram mette a disposizione ben 30 possibilità, ma usarle tutte è poco lungimirante. Con Facebook dobbiamo fare i conti con le impostazioni sulla privacy che potrebbero impedire di visualizzare tutti i contenuti riguardanti un dato argomento, rendendo così inutili gli hashtag.

Regola numero 3: studia le regole degli hashtag

Non bisogna certo prendere una laurea in hastagologia, ma certo è utile conoscere le regole di base per usare al meglio questi strumenti. Per esempio non è possibile usare la punteggiatura. Dopo il cancelletto possono essere usati tutti i caratteri presenti sulla tastiera (numeri compresi) ad eccezione di
- Spazio, che interrompe l’hastag e lo rende inutile, allora è meglio optare per le lettere maiucolo #MiPiaccionogliHastag
- Punti, virgole, due punti, punto e virgola la punteggiatura “spezza” l’hashtag, meglio usare l’underscore #che_bellagiornata
- @, che serve a taggare gli altri utenti della piattaforma.

Ora non resta che postare. Buon hashtag!

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